MECCANISMI DI APPRENDIMENTO DEL CAVALLO

MECCANISMI DI APPRENDIMENTO DEL CAVALLO: CI CAPIAMO O NO????
Nel fare equitazione noi non siamo mai soli, abbiamo vicino un “compagno” a cui dobbiamo tra le altre cose il rispetto per la sua identità, da cui la necessità di conoscerlo.
D’altra parte la comunicazione necessaria per fare una equitazione degna di tale nome non può che passare dalla conoscenza del nostro interlocutore.
Capire bene chi è l’animale cavallo lo ritengo pertanto un dovere.
Oggi vi vorrei fare un breve accenno a quali sono i meccanismi di apprendimento del cavallo, così spesso poco chiari anche a chi dovrebbe invece conoscerli molto bene.
L'argomento è come sempre vasto e complesso e come dico ogni volta spero solo di stimolare la vostra curiosità e spingervi ad approfondire l'argomento.
Esistono diverse forme di apprendimento per i cavalli:
alcuni semplici sono acquisiti in modo involontario, altri più complessi richiedono organizzazione cognitiva dell’informazione.
Possiamo distinguere 3 diversi tipi di comportamenti:
1) COMPORTAMENTI DI RISPOSTA
2) COMPORTAMENTI OPERANTI
3) COMPORTAMENTI CHE RICHIEDONO ORGANIZZAZIONE
COGNITIVA DELL’INFORMAZIONE
Vediamone una alla volta:
** COMPORTAMENTI DI RISPOSTA **
In questo caso il cavallo è passivo e modifica in modo involontario la sua risposta ad alcuni stimoli.
Tra i comportamenti di risposta possiamo trovare:
- Assuefazione o desensibilizzazione
- Sensibilizzazione
- Imprinting
- Apprendimento sociale
- Riflesso condizionato (studi di Ivan Pavlov)
Vediamo nel dettaglio quelli più significativi per noi:
ASSUEFAZIONE (DESENSIBILIZZAZIONE):
Il cavallo in questo caso impara a non reagire a stimoli irrilevanti per l’azione che sta compiendo.
Un cavallo che vive in un pascolo vicino a una ferrovia la prima volta si spaventerà al passaggio del treno, ma il comportamento della paura diminuirà, perché il cavallo sperimenterà che ogni volta che passa il treno non succede nulla. Quindi apprende che nessuna conseguenza spaventosa è associata ai treni che passano e nel tempo il cavallo non alzerà nemmeno lo sguardo e continuerà a pascolare pacificamente.
Va notato che l'assuefazione funziona in modo efficace solo se lo stimolo si presenta sempre uguale e costante perché qualsiasi variazione potrebbe manifestare nuove reazioni nel cavallo.
Così come va ricordato che l’assuefazione è un processo irreversibile.
Tutti noi sicuramente conosciamo bene quanto questo processo di apprendimento possa essere utile per abituare il cavallo a rumori, bandiere, trattori e molti altri stimoli a cui normalmente potrebbe reagire con timore.
RIFLESSO CONDIZIONATO:
Ivan Pavlov cominciò a studiare il riflesso condizionato nel 1897.
Pavlov osservò che i cani (di cui stava in realtà studiando l'apparato digerente) cominciavano a salivare già quando udivano il suono della campanella che anticipava l'arrivo del cibo.
Pavlov pertanto vide che i cani avevano associato la campanella (stimolo di per sé neutro per il cane) alla stessa risposta che prima associavano solo all'arrivo del cibo (che invece è tutt'altro che uno stimolo neutro per il cane!)
Il riflesso condizionato è quindi il risultato dell’associazione tra uno stimolo significativo (carne) e uno stimolo neutro (campanella).
Nella pratica questo lo vediamo ad esempio quando insegnamo a un cavallo determinati comandi vocali e segnali di voce, frusta e corpo.
Quindi, attraverso il condizionamento classico, il cavallo crea connessioni, crea associazioni con determinati comandi e segnali e mostra comportamenti specifici a tali comandi e segnali.
Le risposte condizionate in questo tipo di apprendimento non sono da considerarsi illimitate nel tempo, infatti se non vengono rinforzate si può avere quella chiamata “estinzione”, cioè si estingue la risposta allo stimolo neutro.
** COMPORTAMENTI OPERANTI **
In queste forme di apprendimento il cavallo è invece individuo attivo ed interagisce con l’ambiente.
Possiamo distinguere due diversi tipi di condizionamenti operanti:
1) Per tentativi ed errori
2) Condizionamento operante
APPRENDIMENTO PER TENTATIVI ED ERRORI
Fu studiato dallo statunitense Edward Thorndike che utilizzava delle puzzle box.
Nel suo più famoso esperimento Thorndike osservò il comportamento di un gatto affamato rinchiuso all’interno di una gabbia, al di fuori della quale venne posto del cibo.
L’animale, dopo diversi tentativi, imparò correttamente ad azionare il meccanismo che consentiva di aprire la gabbia ed ottenere di conseguenza il cibo. Le successive ripetizioni dell’esperimento evidenziarono che il gatto impiegava sempre meno tempo a trovare la soluzione giusta per aprire la gabbia.
Thorndike ne dedusse che l’apprendimento si verifica gradualmente, attraverso una serie di “tentativi ed errori” e definì la legge dell’effetto: "una risposta è tanto più probabile che venga riprodotta se produce soddisfazione così come è più probabile che venga abbandonata se produce dolore o insoddisfazione".
Sul lavoro di Thorndike si inserisce quello poi del più famoso Skinner che definì il
CONDIZIONAMENTO OPERANTE:
Burrhus Frederic Skinner (1904 – 1990), come in precedenza Pavlov e Thorndike, propose già intorno al 1940 la sua formulazione del comportamento a partire da osservazioni sulle prestazioni di animali.
Il condizionamento operante riguarda l'apprendimento di conseguenza, quindi è una forma di apprendimento "causa ed effetto”.
Non vi è più pertanto un apprendimento legato al caso ma un apprendimento frutto di un agente di rinforzo.
In questa forma di condizionamento il cavallo stabilirà una connessione tra:
• Le sue stesse azioni
• E le conseguenze / l'impatto di questa azione
Il condizionamento operante funziona con rinforzo, ma può anche funzionare con correzione (punizione). Vediamo come.
Puoi insegnare a un cavallo che un comportamento desiderato sarà incoraggiato e un comportamento indesiderato sarà scoraggiato utilizzando:
1. Rinforzo positivo (+ R):
Il comportamento desiderato può essere aumentato AGGIUNGENDO una cosa piacevole (carota, grattino, un momento di riposo)
2. Rinforzo negativo (-R):
Il comportamento desiderato può essere aumentato RIMUOVENDO una cosa spiacevole (pressione)
3. Correzione positiva (+ P):
Il comportamento indesiderato può essere ridotto AGGIUNGENDO uno stimolo spiacevole (una scossa elettrica della recinzione spinge il cavallo a non tentare più di uscire dal pascolo).
4. Correzione negativa (-R):
Il comportamento indesiderato può essere ridotto RIMUOVENDO lo stimolo piacevole (carote, la mia stessa compagnia).
Skinner elaborò poi lo SHAPING (modellamento) che consiste nel
“direzionare” il cavallo verso l'esecuzione di un esercizio con passi più elementari. Tutti noi da bambini avremo giocato a quel gioco in cui si diceva “acqua, fuoco, fuochino…” via via che il nostro compagno di giochi si avvicinava al posto dove avevamo nascosto l’oggetto. Con lo stesso principio lo SHAPING dà modo al cavallo di apprendere esercizi più complessi se suddivisi in esercizi più semplici.
Tra i rinforzi è poi importante distinguere:
RINFORZO PRIMARIO: non richiedono una fase di apprendimento per essere efficaci perché fondamentali per la sopravvivenza come cibo, acqua, sollievo dal dolore.
RINFORZO SECONDARIO: diventano rinforzi per apprendimento, come ad esempio la parola “bravo” detta dall’addestratore.
Mi preme sottolineare una cosa spesso sottovalutata, dal momento che questo tipo di approccio è sicuramente quello più utilizzato nell’addestramento del cavallo.
Da momento che il cavallo impara come si dice dal “rilascio” (Rinforzo negativo), è necessario essere certi che quello che tolgo sia effettivamente una cosa spiacevole per il cavallo, altrimenti la rimozione non verrà percepita come cosa piacevole; così come quello che aggiungo (carota, grattino, riposo..) devo essere certa che sia percepito come cosa piacevole (a non tutti i cavalli piace essere toccati e non tutti nello stesso posto), altrimenti non verrà percepito come premio. Una piccola riflessione ma che può cambiare molto nei risultati che otteniamo!
** COMPORTAMENTI CHE RICHIEDONO ORGANIZZAZIONE COGNITIVA DELL’INFORMAZIONE **
Per quel che riguarda questo ultimo tipo di apprendimento la questione si fa più complessa nel senso che gli studi scientifici sono più recenti e non ancora certamente completati.
Quel che vi posso dire è che nell’approccio cognitivista si attribuisce al cavallo capacità cognitive che gli consentono di reagire a determinati stimoli non soltanto come il modello comportamentista propone, ma utilizzando anche il bagaglio di esperienze che ha vissuto.
Vi rimando ad un interessante articolo scritto dall’etologa Rachele Malavasi:


Sono stata costretta a dilungarmi un po’ visto la complessità dell’argomento. Ringrazio chi è arrivato fino in fondo augurandomi di aver creato come sempre qualche punto interrogativo…